08 Ott La Certosa del Montello: nascita e scomparsa di un antico monastero
“La Certosa del Montello: nascita e scomparsa di un antico monastero” è il tema della conferenza promossa da ArcheoSusegana, in collaborazione con il Gruppo Archeologico del Montello, per giovedì 30 ottobre 2025 alle 20.30 nella Sala Consiliare “Giulio Savoia” del Municipio di Piazza Martiri della Libertà n. 10 a SUSEGANA.
I relatori sono Eugenio Bresolin e Giuseppe Piccolo; il filmato è a cura di Giampiero Torresan.
La Certosa del Montello sorse nel XIV secolo. La data precisa della fondazione oscilla fra il 1348 e il 1353, secondo fonti diverse.
Le origini leggendarie parlano di un eremita, Giovanni di Fassa, che si stabilì in una grotta del Montello e dedicò un luogo di culto a San Girolamo; attorno a lui si formò una comunità che portò poi alla costruzione del monastero vero e proprio (Certosa). La certosa era articolata su diversi edifici monastici: la chiesa, il chiostro maggiore, le celle dei monaci, gli spazi per conversi (famigliari), cucine, lavanderia, laboratori, foresteria… Era anche dotata di vaste pertinenze: terreni, mulini, case sussidiarie in vari luoghi, attività agricole, formaggi, allevamenti e produzione ortofrutticola.
La Certosa intratteneva relazioni non solo spirituali ma anche economiche e sociali, grazie a benefattori nobili e amministrazioni locali.
L’ordine certosino fu colpito dai provvedimenti legati alla dominazione napoleonica. Con le leggi di soppressione degli ordini religiosi, la proprietà della Certosa fu confiscata. In particolare, verso il 1806, fu soppresso insieme ad altri monasteri; nel 1809 l’edificio fu messo all’asta. Dopo l’asta, passò a Gaspare Novello detto Franchidoro, allora sindaco di Selva, che acquistò il complesso con l’intento di demolirlo. Nel corso della demolizione furono asportati materiali pregiati (marmi, colonne, capitelli): molti di questi materiali furono recuperati da chi voleva, usati per costruzioni nelle case vicine. Vennero anche esumate le salme dei 138 Certosini sepolte nel sito, traslate nella parrocchiale locale, dove si costruì una cappella in loro memoria.
